1. Terapia segmentale: permette di effettuare contemporaneamente un trattamento che interessa strutture e tessuti sia a livello superficiale che più profondo ( cute, sottocute, muscoli, tendini, legamenti, articolazioni)
  2. Terapia locale: mirata a somministrare un anestetico locale in una piccola porzione di superficie danneggiata ( tendine, inserzione muscolare)
  3. Terapia di campo di interferenza: prevede la somministrazione di anestetico locale in sedi di cicatrici traumatiche o chirurgiche che determinano dolore a distanza (neuralterapia)
  4. Blocco della via di conduzione: infiltrazione con anestetico di un nervo periferico interrompendo la via del dolore ( ad es nervo sciatico, nervo occipitale, ecc)

La terapia infiltrativa viene eseguita utilizzando una siringa solitamente da 10 ml e una ago molto sottile da 27 o 31 G di lunghezza dai 40 ai 15 mm . I Trigger Point  sono i punti che devono essere infiltrati e si individuano  attraverso la palpazione  e la pressione di un dito su determinate zone ( ad esempio della regione lombare, o del collo, o delle spalle , o altre) che evocano dolore intenso. Generalmente viene usata una miscela di più farmaci: un anestetico locale, un cortisonico, un miorilassante e un antidolorifico. Eventuali patologie o terapie domiciliari o allergie possono controindicare l’utilizzo di uno o più di questi farmaci. La miscela viene quindi distribuita in più punti (massimo 4-5 ) . In genere è molto ben tollerata da tutti in quanto scarsamente dolorosa (tranne alcuni punti in cui si avverte di più il bruciore dato dall’anestetico locale) .

Le  INFILTRAZIONI DEI PUNTI TRIGGER  spesso si possono effettuare nei seguenti casi:

  • Mal di schiena da artrosi, protusioni, ernie, crolli vertebrali
  • dolori all’anca
  • dolori al ginocchio
  • Artrosi delle mani
  • Cefalee muscolo tensive
  • Cervicalgie (dolore al rachide cervicale)
  • dolori della spalla
  • Sindromi fibromialgiche
  • Lombosciatalgie
  • Nevralgie
  • Emicranie
  • Dolori al piede
  • epicondilite

 

 

l vantaggio di tale tecnica consiste nel poter utilizzare ridotte dosi di principio attivo, che diffondono nei tessuti sottostanti l’inoculazione e persistono per più tempo rispetto alla via di somministrazione intramuscolare. Si ottiene così  un effetto prolungato nel tempo, un ridotto coinvolgimento di altri organi e la riduzione del rischio di eventi avversi o effetti collaterali. Inoltre in genere riduce o a volte evita l’assunzione  di farmaci per bocca .